Tracce

Mi piaceva l’idea di concepire l’arrangiamento musicale in termini di parole aggiuntive, riflessioni e pensieri.

Ecco perché accanto ai video live delle canzoni, nella loro forma primordiale chitarra-voce, sono nati degli episodi podcast, ognuno diviso in una prima e in una seconda parte, per avere l’opportunità di trattare due diversi argomenti per traccia.

La più grande scoperta, nel lavorare al progetto, è stato vedere come le idee originino canzoni, che a loro volta inducono pensieri nuovi, in un moto di riflessioni inaspettate che colpisce, meravigliosamente, in primo luogo chi si cimenta nella scrittura stessa.

Buon ascolto!


1. Cartoline anni ’50

Il fascino dei negozi di antiquariato risiede in un passato che ritorna e fa sognare con i suoi curiosi aneddoti. Mentre lavoravo in uno di questi fantastici negozietti, ho avuto la fortuna di poter leggere le cartoline che un ragazzo, in pieni anni ’50, decise di spedire alla ragazzina milanese di cui si era perdutamente innamorato, in una calda estate sulla spiaggia di Manfredonia. Ispirandomi contemporaneamente alle sue parole, così educate ed al contempo appassionate, e ai luoghi dei loro incontri, che cerchiava coi colori sulle cartoline che spediva, ho scritto questo brano, provando a immedesimarmi nel suo punto di vista, e immaginando il possibile prosieguo della loro storia, i ricordi, le emozioni. Cartoline anni ’50 podcast parte prima Cartoline anni ’50 podcast parte seconda Anni ’50 Estate nel porto a Manfredonia inizio di quella pazza storia fatta di lunghe cartoline all’alba di umide mattine, e in quella del porto, io ci disegno sopra con il rosso il punto in cui ci siamo innamorati, fra gabbiani e venti scatenati. E l’ultimo saluto, freddo, ai giardini? Su quella disegno il tuo volto per farne un ricordo, mentre stai di profilo e attendi che ti auguri fortuna o che ti prometta la luna E se guardando giù dall’aereo tu vedessi troppa distanza guarda la sua ombra, fatta di aeroplani di carta, son tutte le lettere che ho spedito all’arrivo, e come farfalle voleranno sul tuo viso Anni 2000 aspetto che il web mi si connette, mi arriva un tuo sms, dici che tornerai al sud occasione per darsi del tu. Verrai con tuo marito, o col tuo nipote preferito? Che importa, se io ancora ad oggi vedo il tuo sorriso in tutti i posti Mai avrei pensato che, ai giardini, avrei aggiornato il ricordo col tuo vecchio volto, scriverò subito una cartolina, che la memoria, sai, ora fa un po’ fatica
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2. Arbitri d’amore

“Arbitri d’amore” è, prima di tutto, una canzone d’amore in senso stretto, un elogio a un sentimento rassicurante che preserva un po’ bambini, proteggendoci dalle ansie del futuro e dai giudizi affrettati. Sono proprio questi ultimi, potenzialmente pericolosi, a dare origine all’immagine dell’arbitro fischiante, una sorta di caricatura volta ad indicare chi si lancia in pareri approssimativi su questioni di cruciale importanza, siano queste il lavoro, le relazioni affettive, il modo di vivere la vita, tutto ciò che insomma coinvolge da vicino l’amore, nel senso più esteso del termine. “Arbitri d’amore” stabilisce, in definitiva, un bisogno di privacy, la necessità di riacciuffare il nostro spazio personale, al fine di salvaguardare la “pace interiore” nel momento in cui, amando, diventiamo vulnerabili. Arbitri d’amore podcast parte prima Arbitri d’amore podcast parte seconda Mi stringi sicuro Rifugio onesto nel buio di colpo torno bambina, sogno adulto di ogni mattina. E portami a far l’amore col tuo dolore, e donami un’emozione del tuo colore, Tua per sempre, e fa niente, se la gente non acconsente Arbitri in un mondo che giudica sempre Temo che ciò finisca o che tu mi ferisca per questo ti propongo di guardarci nel profondo per scoprir che fra noi è alta marea io luna, tu sole in attrazione
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3. Musa, ma

Ognuno, prima o poi, arriva a fare i conti con il suo grado di libertà, derivante dalle scelte che ha compiuto lungo il suo percorso di vita. In questa traccia parlo così della mia strada in particolare, della musica che amo ma che vincola, del mio pensiero personale sull’arte libera. Sareste disposti a correre rischi, a mettere in discussione tutto, pur di essere liberi secondo ciò che per voi è “libertà”? Sapreste individuare gli elementi che non vi rendono tali? “Musa, ma” è una delle tracce che più mi emozionano, poiché porta in scena l’inseguimento della libertà, concetto che mi affascina da sempre, forse in misura maggiore rispetto a quello di felicità, o di amore, cui si intreccia intricatamente. Quanto può essere difficoltoso essere davvero liberi, nel modo esatto in cui ce lo immaginiamo? Musa, ma podcast parte prima Musa, ma podcast parte seconda Un vento nella mia testa canta una nota allinea tutti i pensieri in bella posa. Ronzio che forma una rete, scivolo insonne su questa parete, e più sto ferma e più ho fame, ma mordo la notte per non pensare a questa strana presenza che, mi disturba nella tua assenza Musica, musa, ma c’è sempre un ma, in ogni mia scelta libera, Musica, sei musa ma a volte fatico a trovare per tutto una rima Ed io ti incontro da anni, ma non so ancora se tu mi risparmi sei corretta o sleale? A volte guardi anche un po’ male, mi prendi per le caviglie e poi, punti anche l’arma del killer una pistola sul cuore ora un proiettile ed ora un fiore Ma in fondo a modo mio rischierei anch’io e se sarà un addio gli darò un senso solo mio
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4. Un giorno da altro

Immaginate di poter prendere un giorno della vostra vita e di scegliere come viverlo, nei panni di chi. In questa traccia io immagino di scambiarmi la pelle con un passero, poiché l’idea che ha dato origine alla canzone è nata proprio grazie a uno sguardo prolungato con un passerotto, fisso ad osservarmi con curiosa insistenza dalla finestra del tetto, inducendomi a pensare che mi stesse in qualche modo studiando. Nasce così “Un giorno da altro”, brano che vorrebbe focalizzare l’attenzione sui linguaggi altrui, sulla bellezza della diversità che ci circonda, su quanto sarebbe interessante, anche solo per un giorno, vestire i panni di un altro, sia esso uomo, animale o essere inanimato (immaginatevi un giorno da sasso di fiume, credo potrebbe avere un suo sorprendente perché). Quante cose scopriremmo di noi stessi? Quante cose cambierebbero in solo poche ore? Un giorno da altro podcast parte prima Un giorno da altro podcast parte seconda Quali sono i sogni di un passero? Se dalla finestra del tetto lui mi guarda nel letto e ci studiamo a vicenda, chissà se ci capiamo Io vorrei le tue ali, tu leggere i miei giornali E se fosse possibile, scambiarci un giorno la pelle impareremmo nuove lezioni? Nascerebbero nuovi sogni e ambizioni? Nuove idee, per ulteriori armi di distruzione Per quanto mi riguarda Basterebbe darsi qualche cosa in cambio Io sulle tue ali ci disegno il mio linguaggio Ma tu dammi una tua piuma, che mi scrivo l’arte del canto Basterebbe solamente, un giorno da altro E se il passero dagli occhi azzurri, diventato umano tra regole e religioni, vedesse un mondo crudele che uccide per un falso bene avrebbe smesso di volare, di ispirare una mente animale? E se invece l’uomo dal becco a punta che non sa più parlare, può solo volare sopra il mare porterebbe rispetto al volo di ritorno? A un’andata in sua funzione, a una nuova fase d’azione
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5. Identità confuse

Credo che “Identità confuse” sia la canzone più catartica fra quelle di questa raccolta, il brano che si adatta in ogni momento di turbamento; mi commuove puntualmente cantarlo nei momenti di difficoltà. Mi sono sempre mossa con incertezza nel tentare di capire me stessa, o il mio posto nel mondo; spesso ho grande confusione circa le mie scelte di vita. Scegliere può, dopotutto, diventare un affare assai complicato quando non sai chi sei, cosa vuoi, dove stai andando. Scrivendo il podcast di questa traccia ho avuto il piacere di soffermarmi sul ruolo che riveste l’immaginazione all’interno delle nostre scelte, una vera e propria inesauribile energia mentale che attraverso sogni e paure ci traina imperterrita come una locomotiva, fuori da un vecchio ostacolo e immediatamente di fronte a un altro, andando a costituire, paradossalmente, una delle poche certezze “materiali”, il vero strumento di cui potremo sempre servirci in ogni giorno della nostra esistenza. Identità confuse podcast parte prima Identità confuse podcast parte seconda E se il buio trasforma tutto in vetro, tu immagina che basti una candela per riempire i graffi con la cera prima che si sgretoli la sabbia. La sabbia che ho negli occhi quando non so se guardare il mare dal mio oblò o dall’immensità di una scogliera; punti di vista di una stessa scena Ma io vorrei, avere una mente libera e andare bene anche se sono timida, e anche se non ho un vero contorno che somigli di striscio ad un posto nel mondo Questa sera io mi guardo ancora allo specchio, vedo zampe e testa di leone, ma artigli di miele a volte vorrei avere delle chele, con cui tagliuzzare forte la mia mente La mente che ho sempre piena di troppi però, o di ansie ripiene, ma io mi chiedo a che pro? Se una coccinella ha un’ombra la sera, che è grande da far paura, ma è tutta scena E se cambio idea ogni volta che penso al futuro è perché scegliere spesso ti toglie l’ombra dal muro mi chiedi gravità, ma ho casa sulla luna e dici che passerà, ma non amo le vie di fuga
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6. Umbria

Viaggiare induce automaticamente a paragonare la realtà in cui si vive con nuovi scenari, a farsi domande su cosa sentiamo effettivamente “casa”, a fantasticare circa il luogo in cui trasferirsi alla prossima possibile delusione di vita. Recentemente ho avuto la fortuna di viaggiare tra i paesini umbri, d’inverno quando le cittadine presentano ancora gli strascichi del Natale e si animano di feste medievali; solo pochi giorni nella natura, tra buona cucina e buon vino, mi sono bastati per rimpiangere la saggia semplicità delle realtà più a misura d’uomo. Ecco perché “Umbria”, perché questa regione mi ha accolto e stupito con un’aria di casa che, a Milano, purtroppo fatico a respirare ancora dopo anni, a dimostrazione di come “casa” non stia tanto nel luogo dove potresti potenzialmente avere tutto, quanto piuttosto dove stanno le cose di cui hai bisogno. Umbria podcast parte prima Umbria podcast parte seconda Dell’inverno mi piacciono i silenzi e tutti i suoi tramonti arancioni, la campagna che pare muoversi a tentoni; ma io qui a Milano, tra grattacieli insonni, vedo tutto un po’ sfocato, solo stagioni a buon mercato Se penso all’Umbria, di nuovo tutto ha senso è lì che stare bene prende il sopravvento, e se sentirsi a casa è questione di semplicità è lì che anche tu ameresti la notte più blu E’ così che in quelle terre la natura parla se la luna alta nel cielo sembra un dolce di panna, e i suoi crateri le impronte lasciate dal sole, che impaziente e goloso, non sa aspettare le nove, ora di inizio della festa per la nascita di una stella
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7. Natura

C’è una ragione principale per cui ho pensato di porre questa traccia in chiusura al progetto, benché ne sancisca i propositi: mi piace pensare all’arte secondo una concezione di infinito, in cui non si raggiunge mai una fine, al massimo una ripartenza. Un po’ come quando si legge un libro a 16 anni, e poi lo si rilegge a 30: la materia non cambia, ma potrebbero cambiare i pensieri che quella stessa ci instilla, a dimostrazione che l’arte ha il merito di donare vita, di essere immortale, finché avrà il potere di donare pensieri nuovi. Vorrei solamente, con questa ultima traccia, rendere onore a ciò che di più importante abbiamo: il nostro pensiero. E’ tutta una concatenazione di idee, è tutta una magia di condivisione. Natura podcast parte prima Natura podcast parte seconda Davanti alla sponda di un lago, a dei luoghi che mi lasciano senza fiato mi sorge una domanda, che in fondo non è tanto strana Ti sei mai chiesto il perché di questo senso del bello, se dipingiamo la natura in ogni quadro a pastello. O il senso della meraviglia, la prima volta dell’eco in una conchiglia; e che senso ha il tempo, quando tutto tace, mentre guardi l’universo. Ti sei mai chiesto come mai il desiderio di viaggiare è più forte della neve a Natale? E se posso azzardare, amare conclusioni Io nel bello vedo ovunque le stesse allusioni Un mondo che parla di fiori e profumi, che ti commuove così che l’aiuti E’ la vita che ha cara solo la sua pelle, e con i suoi trucchi ti rende guardiano delle sue stelle. E se nei boschi all’aperto ci vai quando hai sofferto, e il silenzio tutto attorno ti aiuta a rimettere le cose a posto Hai mai notato che tutti, prima o poi, sogniamo l’isola deserta, ma è un po’ come viaggiare sottocoperta; e poi c’è chi vive su un vulcano, rischiando per sua stessa mano, e chi in barca a vela sfida le intemperie che calano ogni sera. Hai mai notato che pare ci sia del bello anche nel rischio, nel mettere alla prova il nostro istinto
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